«Sentire il capogruppo dem di Piacenza, Andrea Fossati, sostenere che distribuire pipe per fumare crack “tutela la salute e riduce i costi sociali” è la fotografia di una resa culturale e istituzionale. La politica non può alzare le mani di fronte alla dipendenza: il compito delle istituzioni è prevenire, curare e togliere le persone dalla strada, non fornire strumenti per continuare a farsi del male. Normalizzare il consumo, anche solo sul piano simbolico, è l’errore più grave che si possa trasmettere alle famiglie e ai giovani.»
«Il paragone con le siringhe degli anni ’90 è improprio»
«C’è chi prova a giustificare le pipe per il crack richiamando le siringhe sterili per gli oppiacei. È un paragone che non regge: per gli oppiacei esistono protocolli e farmaci sostitutivi, con monitoraggio clinico e presa in carico strutturata; con il crack no. Parliamo di una sostanza che accresce impulsività, discontrollo e comportamenti a rischio. Fornire “attrezzi di consumo” fuori da contesti realmente terapeutici non è prevenzione: è normalizzazione.»
Dati e realtà: aumentano gli utenti, non diminuisce il problema
«Mentre si stanziano soldi pubblici per 300 pipe, le stesse aziende sanitarie segnalano l’aumento degli utenti presi in carico anno su anno. È la prova che l’approccio delle “pipe salvifiche” non risolve nulla. I costi veri — sociali, sanitari e di ordine pubblico — li pagano famiglie, quartieri, Pronto soccorso e forze dell’ordine.»
«Riduzione del danno» non significa rinunciare al contrasto
«La riduzione del danno prevista nei LEA non autorizza scorciatoie ideologiche. In Emilia-Romagna la scelta delle pipe è stata elevata a simbolo politico, mentre si dimenticano i doveri essenziali: colpire lo spaccio, smantellare le piazze di vendita, finanziare percorsi di cura seri e comunità terapeutiche, potenziare l’aggancio attivo verso la presa in carico, non verso il consumo “più comodo”. La linea è semplice: la droga distrugge, si combatte, non si facilita.»
Esposti e atti: non propaganda, ma tutela dell’interesse pubblico
«Fratelli d’Italia ha già depositato esposti in Procura a Bologna, Piacenza, Parma e in altre province per verificare l’uso di risorse pubbliche destinate, di fatto, ad “attrezzare” il consumo di stupefacenti. È una scelta dovuta di trasparenza e legalità: valutino le autorità competenti eventuali profili di illegittimità e danno erariale. Questa non è propaganda: è difesa del bene comune.»
Per rispondere direttamente a quanto affermato da Fossati:
- “Si tutela la salute” – La salute si tutela togliendo le persone dal circuito dello spaccio e accompagnandole in percorsi veri di cura. Senza presa in carico stabile, nessuna pipa riduce i rischi sociali e sanitari.
- “Si riducono i costi sociali” – I costi crescono se aumenta la platea dei consumatori e se passa un messaggio ambiguo di tolleranza. La vera riduzione arriva con prevenzione, comunità terapeutiche, inserimenti lavorativi, alloggi protetti e repressione dello spaccio.
- “Si rispettano i professionisti” – Il rispetto per operatori e volontari non si misura distribuendo gadget, ma finanziando Sert e comunità, stabilizzando il personale, ampliando posti letto e progetti di follow-up, sostenendo le unità di strada che agganciano per curare, non per facilitare il consumo.
Cosa chiediamo, subito
- Stop alla distribuzione di pipe e ad ogni misura che normalizzi il consumo di crack.
- Piano provinciale anti-spaccio con Prefetture, Procure e forze dell’ordine: mappatura piazze, controlli serrati, interdittive e daspo urbani dove necessario.
- Fondi straordinari a Sert e comunità: presa in carico intensiva, percorsi residenziali, psicologi e educatori aggiuntivi, programmi di reinserimento.
- Prevenzione nei quartieri e nelle scuole: campagne coordinate, sportelli d’ascolto, sostegno alle famiglie, coinvolgimento del terzo settore su progetti di uscita dalle dipendenze.
- Trasparenza: report trimestrali pubblici delle Ausl su utenti, esiti terapeutici, accessi in comunità e impatti su Pronto soccorso e sicurezza urbana.
«Piacenza non sarà cavia di laboratorio ideologico»
«A chi ci dipinge come “punitivi” rispondiamo con i fatti: stiamo depositando esposti perché la legge valga per tutti; chiediamo risorse per chi cura davvero; pretendiamo sicurezza per residenti e commercianti che convivono con degrado e microcriminalità legati allo spaccio. Piacenza non diventerà un laboratorio ideologico: qui si difendono i quartieri, i ragazzi e le famiglie, senza ambiguità.»
