PAC 2028–2034, Tagliaferri e Maloberti: “Sul tema della PAC e della realtà delle politiche agricole europee serve chiarezza, dati certi e responsabilità politica, non slogan o alleanze ideologiche”

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COMUNICATO STAMPA – REPLICA ALL’INTERVENTO DEL CONSIGLIERE LODOVICO ALBASI (PD)

In merito all’intervento del consigliere regionale Albasi secondo cui servirebbero “politiche serie” per gli agricoltori piacentini, desideriamo innanzitutto ribadire un principio: l’agricoltura non è terreno di propaganda, ma cuore pulsante dell’economia, della cultura e della coesione sociale del nostro territorio.

Per questo pretendiamo rispetto per gli agricoltori e per i dati reali, non narrazioni orientate a generici allarmismi.

  1. Risorse PAC: niente tagli e più fondi per l’agricoltura

Contrariamente a quanto a volte fu riportato nelle ipotesi iniziali di revisione del quadro finanziario pluriennale europeo, le risorse destinate alla Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034 non subiranno tagli netti, ma verranno rafforzate.

  • Secondo fonti informative autorevoli, la proposta iniziale prevedeva per l’Italia circa 31 miliardi di euro, con un taglio potenziale pari al -22% rispetto alla precedente programmazione. Grazie all’azione politica dell’Italia e alla capacità negoziale del nostro governo tale taglio è stato scongiurato e si è raggiunto un incremento rispetto alla dotazione iniziale, con prospettive per il settore agricole di risorse maggiori rispetto alla proposta originaria.

Questo è un risultato tangibile – niente slogan, ma numeri reali – che garantisce maggiore stabilità e prospettive concrete per le imprese agricole italiane, compreso il nostro territorio piacentino.

  1. Nessuna indebita “compensazione” a Bruxelles

Lungi da noi l’idea – e lo ribadiamo con fermezza – che la Commissione Europea pensi o possa comprare un nostro sì incondizionato all’accordo Mercosur in cambio di più soldi per la PAC.

Riteniamo gravemente fuorviante anche soltanto insinuare che risorse europee a sostegno degli agricoltori possano derivare da un “baratto politico” con un trattato commerciale.

È dovere istituzionale opporsi in ogni modo a qualsiasi accordo che ponga a rischio redditi, standard sanitari o competitività delle produzioni agricole europee, e noi lo faremo con ogni strumento politico a nostra disposizione.

  1. Sulla posizione italiana nel dibattito europeo

In questi giorni l’Unione Europea è chiamata a prendere decisioni importanti: non solo sulla PAC, ma anche sul possibile Accordo di Associazione con il Mercosur – un dossier in discussione da oltre 25 anni che comporterebbe l’apertura di importazioni dai paesi del Sud America.

È evidente, sulla base delle informazioni disponibili, che la Commissione sta discutendo di misure volte a sostenere il settore agricolo, tra cui l’anticipazione di risorse PAC per un valore di circa 45 miliardi di euro, già dal 2028, in un contesto negoziale più ampio che include la discussione sul Mercosur.

Tali misure non devono essere trasformate in una forma di “scambio di voti” o di “compenso politico”, ma vanno lette per quello che sono: risposte a esigenze concrete delle imprese agricole europee e degli Stati membri preoccupati per la concorrenza internazionale.

  1. Difendere gli agricoltori significa difendere il futuro

Noi ribadiamo con chiarezza:

  • Difenderemo la PAC con determinazione per evitare tagli indiretti o riduzioni di valore reale delle risorse disponibili.
  • Ci opporremo a trattati internazionali – compreso il Mercosur – che possano mettere a rischio reddito, qualità e standard sanitari delle produzioni agricole europee e italiane, senza adeguate e vincolanti garanzie.
  • Chiederemo sempre trasparenza, partecipazione e coinvolgimento delle realtà agricole locali nelle scelte politiche che li riguardano.

Il nostro impegno parte da dati certi, numeri ufficiali e analisi puntuali, non da allarmismi o strumentalizzazioni: questo è il rispetto dovuto ai nostri agricoltori e alle loro famiglie. Non rincorriamo niente e nessuno. Non c’è la necessità perché il bene dei nostri agricoltori è sempre stato nel nostro DNA, parte integrante del nostro modo di agire e pensare.