Screening oncologici: Piacenza sotto la media regionale. Tagliaferri (FdI): «Servono azioni mirate e obiettivi misurabili»

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«I dati ufficiali forniti dalla Regione Emilia-Romagna confermano un quadro che merita attenzione: sull’adesione agli screening oncologici permangono forti differenze territoriali, e in particolare l’AUSL di Piacenza risulta stabilmente sotto la media regionale su più programmi»


Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta dopo aver acquisito i dati tramite accesso agli atti.

I numeri 2024 (adesione all’invito, valori aggiustati):

·                     Mammella: Piacenza 62,8% contro 73,7% regionale (Reggio Emilia 82,2%; Modena 82,1%).

·                     Cervice uterina: Piacenza 56,9% contro 62,8% regionale (Modena 76,0%; Ferrara 76,8%).

·                     Colon retto: Piacenza 46,1% contro 47,9% regionale (Reggio Emilia 62,3%).

 

«Non si tratta di una fotografia isolata – spiega Tagliaferri –: il trend degli ultimi anni mostra che su alcuni screening Piacenza resta indietro, con ricadute sull’equità di accesso alla prevenzione e, nel medio periodo, anche sui percorsi di cura».

 

La Regione precisa che l’“adesione all’invito” non coincide con la copertura reale della popolazione target (misurata come quota che ha effettuato lo screening nei tempi raccomandati). Proprio per questo, nell’interrogazione si chiede di rendere pubblici anche i dati di copertura reale, disaggregati per AUSL e provincia, per una valutazione completa dell’efficacia delle politiche.

 

«Le differenze possono dipendere da molteplici fattori: modalità di chiamata attiva, recall, accessibilità dei punti di erogazione, tempi di prenotazione, coinvolgimento dei medici di famiglia, campagne informative – sottolinea Tagliaferri –. Ma se i divari persistono, servono interventi mirati, non generiche raccomandazioni». 

Nell’atto ispettivo, Tagliaferri chiede alla Giunta:

·                     azioni specifiche per ciascun programma di screening;

·                     target annuali per ogni AUSL con indicatori di monitoraggio;

·                     un’analisi delle criticità organizzative (inviti inesitati, rinunce, distanze, carenze di personale);

·                     il rafforzamento di chiamata attiva e recall, il coinvolgimento dei MMG, campagne territoriali, misure per le fasce fragili ed eventuale estensione oraria;

·                     un piano di recupero per le AUSL sotto media con risorse dedicate;

·                     pubblicazione periodica in open data degli indicatori.

 

«La prevenzione è la prima vera cura – conclude Tagliaferri –. Ridurre i divari territoriali sugli screening significa salvare vite e rendere il sistema sanitario più sostenibile. Per Piacenza servono azioni concrete, tempi certi e risultati verificabili».