PESTE SUINA, TAGLIAFERRI E MALOBERTI (FDI): “EMILIA-ROMAGNA IN CONTROTENDENZA. PIÙ COMUNI IN RESTRIZIONE, SERVE UN CAMBIO DI PASSO”

Categorie: Comunicati ai media, Interrogazioni, La mia attività in regione

“Dove si è intervenuti con abbattimenti massicci le restrizioni calano. Qui aumentano e gli allevatori pagano il prezzo”

Mentre in Lombardia e Piemonte, grazie a una linea chiara e adottata fin dall’inizio basata su abbattimenti massicci e controllo rigoroso della fauna selvatica, le restrizioni stanno progressivamente diminuendo, in Emilia-Romagna – e in particolare nella provincia di Piacenza – si registra una dinamica opposta.

A sottolinearlo sono il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri e il consigliere comunale di Rivergaro Giampaolo Maloberti.

“Da oltre sei mesi – spiegano – ogni revisione delle zone in Lombardia e Piemonte porta a una riduzione delle aree vincolate e a un ritorno graduale alla normalità per gli allevatori. In Emilia-Romagna accade esattamente il contrario”.

Il caso di Piacenza è emblematico: alcuni Comuni sono passati da zona bianca a zona 1 e qualcuno da zona 1 a zona 2

“Questo significa – proseguono – deprezzamento dei suini e nuove difficoltà per le aziende, che si trovano a operare in condizioni sempre più penalizzanti”.

Secondo gli esponenti di Fratelli d’Italia, i dati dimostrano che gli annunci della Regione non stanno producendo risultati concreti.

“Non bastano i proclami – aggiungono – servono risultati. E oggi i numeri dicono che la strategia adottata in Emilia-Romagna non sta funzionando come dovrebbe”.

Particolarmente critico resta il tema delle aree parco.

“Nel 2023 – ricordano – la Polizia provinciale di Piacenza aveva costruito, insieme alle associazioni agricole, al mondo venatorio e agli ATC, una cabina di regia che consentiva di applicare criteri operativi analoghi dentro e fuori dai parchi per i piani di controllo.

Un modello efficace, che rappresentava un patrimonio di esperienza e collaborazione, e che è stato progressivamente abbandonato”. 

Le conseguenze sono evidenti.

“Gli abbattimenti nelle aree parco risultano insufficienti e questo consente ai cinghiali, principali vettori del virus, di continuare a diffondere la peste suina africana, trasformando queste aree in vere e proprie sacche di rischio”.

Da qui la richiesta di un intervento deciso. 

“È necessario che la struttura commissariale, in collaborazione con il mondo venatorio, assuma un ruolo ancora più incisivo anche nelle aree parco – concludono Tagliaferri e Maloberti – per superare un approccio ideologico che rischia di penalizzare l’economia e mettere in difficoltà un comparto strategico come quello suinicolo”. 

“Serve un cambio di passo immediato, non fatto di proclami ma di interventi mirati Piacenza non può continuare a pagare il prezzo di una gestione inefficace”.