TPL, Tagliaferri (FdI): “La Regione ammette l’incertezza sulle risorse, ma Piacenza non può restare ai margini della nuova programmazione”

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“Servono dati chiari su bigliettazione, sicurezza, copertura dei costi, carenza di autisti e ricadute territoriali. Bene gli investimenti sui mezzi, ma senza servizi puntuali e collegamenti adeguati i nuovi autobus non bastano”

 

“Dall’informativa svolta in Terza Commissione emerge un quadro molto chiaro: il trasporto pubblico locale dell’Emilia-Romagna è davanti a una fase delicatissima, nella quale la Regione parla di riorganizzazione, nuovo PRIT, integrazione ferro-gomma, digitalizzazione e revisione dei servizi, ma allo stesso tempo ammette una forte incertezza sulle risorse disponibili. Proprio per questo non possiamo permetterci che i territori periferici, e in particolare la provincia di Piacenza, vengano ancora una volta trattati come appendici marginali del sistema regionale”.

 

Lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri, a margine dell’informativa sul trasporto pubblico locale svolta in Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità.

 

“La Regione ha richiamato numeri importanti: 278 milioni di euro l’anno per i servizi minimi, 111 milioni di bus-chilometro, circa 19,5 milioni di treni-chilometro, investimenti rilevanti sul materiale rotabile ferroviario e sul rinnovo della flotta autobus. Ma il punto politico è un altro: questi numeri devono tradursi in servizi reali, puntuali, accessibili e sicuri per cittadini, studenti, lavoratori, anziani e pendolari. Altrimenti restano tabelle, slide e buone intenzioni”.

 

Secondo Tagliaferri, “Piacenza conosce bene questo scarto tra annunci e realtà quotidiana. Negli ultimi mesi sono emerse criticità legate al servizio urbano ed extraurbano, alle condizioni di lavoro degli autisti SETA, agli scioperi, alla carenza di personale, alla necessità di riorganizzare le linee e alla tenuta dei collegamenti nei territori più fragili. Sono stati presentati nuovi autobus elettrici grazie ai fondi PNRR assegnati dal Ministero, e questo è certamente positivo, ma nessuno può pensare che il problema del TPL piacentino si risolva semplicemente cambiando i mezzi se poi mancano autisti, frequenze adeguate, coincidenze efficaci, sicurezza a bordo e un disegno territoriale coerente”.

 

“Durante la Commissione – prosegue Tagliaferri – sono state poste alcune questioni precise. La prima riguarda il tasso di copertura della bigliettazione: quanto coprono realmente i ricavi tariffari rispetto ai costi del servizio? Esistono differenze tra gomma, ferro e sistemi dedicati come il TRC? Se si discute di gratuità, agevolazioni e nuove tariffe, bisogna conoscere con precisione quanto pagano gli utenti, quanto resta a carico della fiscalità generale e quali servizi vengono effettivamente garantiti”.

 

“Il secondo tema è quello della sicurezza. Ho ribadito la necessità di valutare la gratuità per forze dell’ordine, forze armate e personale in divisa sui mezzi pubblici regionali. Non si tratta di una proposta simbolica, ma di una misura concreta di presidio e deterrenza, soprattutto dopo i numerosi episodi di aggressione ai danni di autisti, controllori e utenti. Chi lavora su un autobus o su un treno non può essere lasciato solo”.

 

Tagliaferri insiste anche sulla dimensione territoriale: “Il nuovo PRIT 2040 e l’atto triennale di indirizzo non possono limitarsi a fotografare la realtà esistente. Devono correggerla. Piacenza è una provincia di confine, attraversata da flussi logistici, pendolari e scolastici importanti, con aree montane e collinari che rischiano isolamento e con una domanda di mobilità che non coincide sempre con le grandi direttrici urbane regionali. Se il trasporto pubblico continua a essere pensato solo sulle aree più forti, i territori più fragili pagheranno ancora il prezzo più alto”.

 

“C’è poi il tema dell’azienda unica regionale del TPL – aggiunge il consigliere FdI – sul quale da tempo chiediamo chiarezza. Prima di procedere con riorganizzazioni societarie o concentrazioni gestionali, la Regione deve spiegare quali saranno le ricadute per Piacenza: chi programmerà il servizio, chi risponderà dei disservizi, quali garanzie avranno utenti, lavoratori e territori periferici. Il rischio è costruire un grande contenitore regionale senza chiarire i contenuti, gli standard di servizio e le responsabilità”.

 

“Il trasporto pubblico non può essere valutato solo in termini di chilometri percorsi o di mezzi acquistati. Va valutato sulla base della vita reale delle persone: lo studente che deve arrivare a scuola, il lavoratore che deve raggiungere il turno, l’anziano che deve andare a una visita, il pendolare che ha bisogno di coincidenze certe, l’autista che ha diritto a condizioni di lavoro dignitose e sicure”.

 

“Per questo – conclude Tagliaferri – chiediamo alla Regione di aprire una fase vera di trasparenza: dati territoriali sui servizi, copertura tariffaria, evasione, sicurezza, carenza di personale, puntualità, corse saltate, investimenti per bacino e criteri di riparto. Piacenza non chiede privilegi, chiede di non essere dimenticata. E soprattutto chiede che la nuova programmazione regionale non diventi l’ennesimo esercizio di pianificazione elegante sulla carta, mentre sui territori cittadini e pendolari continuano a fare i conti con problemi molto concreti”.