All’Assessore regionale all’Agricoltura, caccia e pesca, aree interne e programmazione della montagna, Alessio Mammi, Giancarlo Tagliaferri e Giampaolo Maloberti chiedono come il calo degli abbattimenti registrato nei parchi piacentini, il nuovo bando regionale da 800 mila euro e gli obiettivi fissati dall’Ordinanza del Commissario straordinario si inseriscano nella strategia regionale di contrasto alla PSA.
Non una nuova polemica, ma un nuovo approfondimento costruito sui documenti ufficiali.
È questo il senso della nuova interrogazione presentata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, condivisa con il consigliere comunale di Rivergaro Giampaolo Maloberti, dopo l’analisi della documentazione acquisita mediante accesso agli atti, della risposta della Regione Emilia-Romagna all’interrogazione oggetto n. 2224 e della recente Ordinanza n. 4/2026 del Commissario straordinario alla Peste Suina Africana.
L’attività istruttoria svolta negli ultimi mesi ha consentito di ricostruire in maniera puntuale l’evoluzione della gestione della PSA nella provincia di Piacenza, mettendo a confronto i dati trasmessi dalla Regione, la documentazione tecnica predisposta dalla Provincia e le più recenti disposizioni nazionali in materia di depopolamento del cinghiale.
Tra gli elementi che hanno portato alla presentazione del nuovo atto ispettivo vi sono, in particolare, i dati relativi agli abbattimenti effettuati nelle aree protette. La stessa Regione evidenzia infatti che nel Parco dello Stirone e del Piacenziano gli abbattimenti passano dai 48 del 2024 ai 26 del 2025, mentre nel Parco fluviale del Trebbia nel corso del 2025 risultano abbattuti 23 cinghiali. Numeri che la Giunta considera adeguati, ma che vengono ora messi a confronto con gli obiettivi di depopolamento e con il sistema di monitoraggio previsto dall’Ordinanza del Commissario straordinario.
«La nuova interrogazione – spiega Giancarlo Tagliaferri – non nasce da valutazioni preconcette, ma dallo studio della documentazione ufficiale. Dopo aver analizzato l’accesso agli atti, la risposta della Giunta e le nuove disposizioni commissariali, riteniamo doveroso comprendere come gli indicatori utilizzati dalla Regione per valutare positivamente questi risultati si raccordino con gli obiettivi di depopolamento fissati a livello nazionale.»
L’atto ricostruisce inoltre l’intera evoluzione della gestione della PSA nel territorio piacentino, ricordando come alcune criticità operative fossero già state evidenziate prima ancora del primo caso del 7 gennaio 2022. La sospensione della braccata risale infatti a una fase precedente all’emergenza sanitaria; successivamente il territorio, attraverso Province, ATC e operatori locali, sviluppò strumenti alternativi, come la girata in contiguo, per garantire continuità alle attività di contenimento nelle aree collinari e montane.
La nuova interrogazione affronta inoltre il tema del recente bando regionale da 800 mila euro destinato alle attività di contenimento della PSA.
«Chiediamo alla Giunta – proseguono Tagliaferri e Maloberti – di chiarire anche le ragioni della struttura del bando, dal momento che gli Ambiti Territoriali di Caccia non risultano tra i soggetti che possono accedere direttamente ai finanziamenti, pur rappresentando da anni una componente operativa essenziale nella gestione del cinghiale e nel supporto alle attività di contenimento svolte sul territorio.»
Per Giampaolo Maloberti, «la provincia di Piacenza convive con questa emergenza ormai da anni. Agricoltori, allevatori e amministratori locali chiedono soprattutto una cosa: che ogni scelta venga valutata sulla base dei risultati concreti. Per questo riteniamo importante che la Regione renda pienamente trasparenti i criteri utilizzati per misurare l’efficacia delle attività di depopolamento e le modalità con cui intende raggiungere gli obiettivi previsti dalla pianificazione nazionale.»
L’interrogazione chiede infine chiarimenti sui target assegnati alla provincia di Piacenza, sul sistema regionale di monitoraggio previsto dall’Ordinanza del Commissario straordinario, sull’efficacia delle diverse modalità operative di contenimento e sulla trasparenza dei dati relativi agli abbattimenti e ai risultati conseguiti.
«Il nostro lavoro continuerà con lo stesso metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio di questo dossier: studiare gli atti, analizzare i dati, confrontare la programmazione regionale con gli obiettivi nazionali e riportare nelle istituzioni le istanze che arrivano dal territorio. Crediamo che sia questo il modo più serio di svolgere il ruolo di opposizione e di contribuire a rendere sempre più efficace il contrasto alla Peste Suina Africana», concludono Tagliaferri e Maloberti”.
