«Dieci accettazioni e Piacenza ultima in Emilia-Romagna. A questo punto non siamo più davanti a un campanello d’allarme: siamo davanti al risultato di anni di programmazione che non ha risolto il problema. Il 4,9% non è una percentuale da commentare, è un fallimento da spiegare»
Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che torna sulla carenza dei medici di medicina generale con una nuova interrogazione e una richiesta di accesso agli atti.
«Non scopriamo oggi che a Piacenza mancano i medici di famiglia. Lo abbiamo denunciato, documentato e portato più volte in Regione. Nel 2025 risultavano 113 zone carenti; abbiamo chiesto il fabbisogno reale, le percentuali di copertura, gli effetti del nuovo Ruolo unico e le misure per rendere la professione più attrattiva. Nel frattempo la Regione ha presentato il nuovo Accordo integrativo come una svolta per la medicina generale. Poi arrivano i numeri del 2026: Piacenza registra soltanto 10 accettazioni e il dato peggiore dell’intera Emilia-Romagna».
Tagliaferri sottolinea il confronto interno alla Regione: «La media emiliano-romagnola è già bassissima, ma Piacenza riesce a fare ancora peggio. E mentre il territorio bolognese arriva al 26,7% di copertura degli ambiti pubblicati, Piacenza si ferma al 4,9%. Qui non basta rispondere che i medici mancano in tutta Italia. Le regole nazionali sono le stesse a Bologna e a Piacenza. Se all’interno della stessa Regione i risultati sono così diversi, qualcuno deve spiegare perché».
Con l’accesso agli atti il consigliere chiede di ricostruire il destino delle aree rimaste senza accettazione: quante siano ancora effettivamente scoperte, quante siano state tamponate con incarichi provvisori o a tempo determinato, quanti cittadini siano stati redistribuiti su altri medici, quanti professionisti abbiano raggiunto o superato il massimale e quali siano le situazioni più critiche nei territori rurali e montani.
«La domanda non è più soltanto quanti medici ci mancano. La domanda è cosa succede ai cittadini quando quei medici non arrivano. Chi li prende in carico? A quanti chilometri da casa? Con quale carico aggiuntivo per i professionisti rimasti? E soprattutto: che cosa è stato fatto, dopo tutti gli allarmi e dopo il nuovo accordo regionale, per evitare di ritrovarci ancora una volta ultimi?»
«La Regione può continuare a produrre riforme, accordi e nuovi modelli organizzativi. Ma alla fine c’è un numero che misura la realtà: 4,9%. Se il sistema doveva diventare più attrattivo, a Piacenza per ora è successo esattamente il contrario. Adesso vogliamo numeri, responsabilità e soprattutto soluzioni», conclude Tagliaferri.
