«Quando una cosa funziona non abbiamo difficoltà a riconoscerlo. Anzi, proprio perché la Valnure viene indicata come un’esperienza avanzata di sanità di prossimità, vogliamo conoscerne i risultati concreti e capire se quel modello possa essere esteso anche agli altri territori piacentini». Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta e una richiesta di accesso agli atti alla Regione Emilia-Romagna.
«La Casa della Comunità di Bettola, l’infermiere di famiglia e di comunità presente anche a Farini, Ferriere e Ponte dell’Olio, l’assistenza domiciliare, i percorsi per le cronicità e soprattutto la possibilità per i pazienti oncologici dell’Alta Val Nure di effettuare controlli e terapie più vicino a casa rappresentano servizi importanti. Ma oggi dobbiamo compiere un passo in più: passare dal racconto del modello alla misurazione dei risultati».
Tagliaferri chiede quindi alla Giunta e all’Azienda USL di Piacenza i dati 2023-2026 relativi ai pazienti cronici e fragili presi in carico, agli utenti seguiti dall’infermiere di famiglia e di comunità, agli accessi domiciliari e ambulatoriali, alle prestazioni oncologiche erogate a Bettola e ai percorsi per diabete, BPCO e terapia anticoagulante.
«La domanda è molto semplice: questa rete quante persone riesce a curare vicino a casa? Quanti viaggi verso Piacenza evita? Ha ridotto ricoveri evitabili o accessi al Pronto soccorso? Quanto tempo passa tra l’individuazione di una fragilità e la presa in carico? Sono questi i numeri che permettono di capire se la sanità territoriale sta realmente cambiando la vita delle persone».
L’iniziativa chiede anche di conoscere la dotazione effettiva di personale e gli indicatori utilizzati da Regione e AUSL per valutare l’efficacia della rete. «Non basta contare le strutture aperte o mettere una targa sulla porta. La sanità di prossimità si misura sulla capacità di intercettare i bisogni, accompagnare i cronici, sostenere le famiglie e ridurre gli spostamenti, soprattutto in montagna».
«Se i dati confermeranno che la Valnure funziona, sarà una buona notizia per tutti e avremo un motivo in più per chiedere che le soluzioni migliori vengano replicate in Val Trebbia, Val d’Arda e nelle altre aree della provincia. Se invece scoprissimo che questi risultati non vengono misurati, avremmo comunque individuato una lacuna da colmare. Gli investimenti nella sanità territoriale devono essere valutati per ciò che producono concretamente per i cittadini, non soltanto per ciò che prevedono sulla carta», conclude Tagliaferri.
