MICROCREDITO, TAGLIAFERRI (FDI): “BENE L’OBIETTIVO, MA UNA LEGGE SOCIALE SI GIUDICA DA CHI RIESCE DAVVERO AD AIUTARE. FDI SI ASTIENE”

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«Il microcredito sociale parte da un obiettivo che non contestiamo: offrire una possibilità a persone e famiglie che attraversano una situazione di fragilità e che spesso non riescono ad accedere ai normali canali del credito. Il problema è capire se lo strumento approvato oggi riuscirà davvero a raggiungere queste persone oppure se, alla prova dei fatti, una parte di loro rischierà di rimanere fuori».

Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, commentando l’approvazione in Aula del progetto di legge regionale sul microcredito sociale, sul quale il Gruppo di Fratelli d’Italia si è astenuto.

«Durante il dibattito abbiamo posto una questione molto concreta: non possiamo costruire uno strumento di microcredito sociale e poi rischiare di valutare i suoi destinatari con una logica sostanzialmente analoga a quella del credito bancario ordinario. Se una persona avesse reddito, patrimonio e condizioni economiche tali da superare senza difficoltà una normale valutazione bancaria, probabilmente non avrebbe bisogno del microcredito sociale».

Proprio su questo punto Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento all’articolo 4, comma 3, a prima firma della capogruppo Marta Evangelisti. La proposta chiede che la sostenibilità del finanziamento venga valutata tenendo conto della situazione reddituale e patrimoniale del richiedente e dell’eventuale esposizione debitoria complessiva, ma secondo criteri coerenti con le finalità sociali del microcredito, considerando anche le condizioni di vulnerabilità, la capacità prospettica di rimborso e gli eventuali percorsi di accompagnamento sociale.

«Non abbiamo mai sostenuto che il denaro debba essere prestato senza verificare la possibilità di restituirlo. Sarebbe irresponsabile e potrebbe finire per aggravare situazioni già difficili. Abbiamo chiesto una cosa diversa: che quella valutazione tenga conto della particolare condizione dei destinatari e della natura sociale dell’intervento».

«Parliamo infatti di persone che possono avere redditi limitati, assenza di patrimonio o situazioni debitorie pregresse. Se questi elementi diventassero automaticamente una barriera, avremmo costruito un meccanismo paradossale: uno strumento destinato alle persone fragili che rischia di escluderle proprio perché sono fragili». È esattamente il rischio che l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia intende evitare.

«La nostra astensione nasce da qui. Non è una contrarietà ideologica al microcredito sociale, del quale riconosciamo finalità e potenzialità. È la scelta di mantenere aperto un giudizio sul funzionamento concreto della misura e sulla sua effettiva capacità di raggiungere le persone alle quali è destinata. Tra scrivere una buona finalità in una legge e trasformarla in uno strumento realmente accessibile c’è di mezzo tutta la fase applicativa».

«Ora bisognerà verificare quali criteri verranno concretamente adottati, quante domande saranno presentate, quante saranno accolte e, soprattutto, per quali ragioni verranno eventualmente respinte. Perché il successo di questa legge non si misurerà dal numero dei finanziamenti teoricamente disponibili, ma dalla capacità di accompagnare persone in difficoltà verso una condizione nella quale possano tornare a camminare con le proprie gambe».

«Alla fine — conclude Tagliaferri — il microcredito sociale ha senso proprio perché non è un normale prestito bancario. Se, per prudenza, finissimo per concederlo soltanto a chi avrebbe già tutte le caratteristiche per ottenere credito altrove, avremmo certamente ridotto il rischio. Ma anche l’utilità della legge».