«Partecipare a una Fondazione non può significare semplicemente finanziare con un nome diverso. Se la Regione decide di entrare stabilmente nel MEIS e nella Fondazione Teatro Comunale di Bologna, mettendo a disposizione risorse importanti, deve essere altrettanto chiaro come quelle risorse vengono utilizzate, quali risultati producono e cosa accade quando gli obiettivi programmati non vengono raggiunti».
Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, intervenendo in Aula sul progetto di legge relativo alla partecipazione regionale alla Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, a seguito dell’incorporazione del Museo Ebraico di Bologna, e alla Fondazione Teatro Comunale di Bologna.
«Parliamo di due realtà culturali importanti e di finalità che nessuno mette in discussione. Proprio per questo riteniamo che il rapporto con la Regione debba essere costruito su basi particolarmente solide e trasparenti».
Tagliaferri richiama in particolare il meccanismo previsto dal provvedimento: programmazione preventiva delle attività, erogazione del contributo regionale e successiva rendicontazione dei risultati.
«Il punto che abbiamo posto è molto semplice: valutiamo. E dopo aver valutato, cosa succede? Nel testo licenziato non vediamo una disciplina espressa delle conseguenze nel caso in cui la relazione sia incompleta, gli obiettivi programmati non vengano raggiunti o emergano criticità rispetto all’utilizzo delle risorse. Quando si parla di denaro pubblico, la verifica non può ridursi a un adempimento formale successivo».
Sul Teatro Comunale, sottolinea Tagliaferri, il tema assume un peso ancora maggiore considerando l’entità dell’impegno finanziario regionale: fino a 3 milioni di euro nel 2027 e 3,2 milioni nel 2028, mentre per il MEIS il contributo annuale previsto può arrivare a 500 mila euro per ciascuno dei due anni.
«Sono risorse rilevanti e proprio per questo la partecipazione deve tradursi in una capacità effettiva della Regione di conoscere, verificare e incidere. I rappresentanti regionali negli organismi delle Fondazioni non possono avere una funzione puramente notarile: devono garantire un collegamento reale tra le scelte degli enti, gli obiettivi perseguiti e l’interesse pubblico rappresentato dalla Regione».
Per quanto riguarda il Teatro Comunale, Fratelli d’Italia ha inoltre presentato un ordine del giorno, a prima firma del consigliere Francesco Sassone, dedicato alle maestranze.
«Nel percorso di risanamento avviato dal 2014 i lavoratori hanno sostenuto sacrifici importanti, compresa la rinuncia al premio di produzione. Se oggi la Regione sceglie di aumentare il proprio coinvolgimento istituzionale e finanziario nella Fondazione, quella responsabilità deve riguardare anche chi, con professionalità ed esperienza, rende possibile ogni giorno la produzione lirica, sinfonica e concertistica».
L’ordine del giorno di Fratelli d’Italia chiede quindi alla Giunta di sostenere, nel confronto con la Fondazione, le legittime richieste dei lavoratori affinché le scelte gestionali consentano il riconoscimento degli aumenti salariali previsti dai rinnovi del contratto collettivo nazionale e affrontino la questione del premio di produttività che da oltre dieci anni non viene corrisposto.
«Non significa interferire nell’autonomia gestionale del Teatro — precisa Tagliaferri — ma assumersi fino in fondo le responsabilità che derivano dalla partecipazione regionale. Non può esserci una Regione molto presente quando arriva il momento di finanziare e improvvisamente più discreta quando bisogna verificare risultati, scelte gestionali e ricadute sui lavoratori».
«Cultura, risorse pubbliche e controllo non sono concetti alternativi. Al contrario, proprio perché vogliamo tutelare e valorizzare istituzioni culturali importanti come il MEIS e il Teatro Comunale, chiediamo che a ogni euro pubblico corrispondano responsabilità chiare, verifiche sostanziali e risultati leggibili. Entrare nelle Fondazioni significa partecipare davvero: non soltanto al momento di staccare l’assegno».

