Evangelisti, Tagliaferri e Aragona portano il caso in Regione: presentati un’interrogazione, un accesso agli atti e una lettera alla Garante per l’infanzia. «Il pluralismo educativo non può diventare un esame di fedeltà politica. E sull’indipendenza degli organi di garanzia non devono esistere zone d’ombra»
«Prima si parla di accoglienza universale, poi una delegazione di circa settanta educatori ebrei americani rinuncia a venire a Reggio Emilia denunciando pressioni politiche. Prima si esclude che fossero necessarie dichiarazioni firmate, poi emerge una registrazione nella quale proprio la presidente di Reggio Children parla della necessità di acquisirle. A questo punto non bastano più le rassicurazioni: servono documenti, spiegazioni puntuali e assunzione di responsabilità».
Lo dichiarano Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri e Alessandro Aragona, consiglieri regionali di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, annunciando le iniziative istituzionali avviate sulla vicenda Reggio Children.
«Il caso ha ormai superato i confini di Reggio Emilia e dell’Emilia-Romagna. La rinuncia degli educatori americani, le dichiarazioni rese pubbliche dal Paradigm Project e la registrazione diffusa dalla stampa impongono di chiarire quali richieste siano state effettivamente rivolte ai partecipanti, da chi siano state formulate e con quali conseguenze sulla possibilità di prendere parte alle attività formative».
I tre esponenti di Fratelli d’Italia richiamano il dibattito nazionale sviluppatosi negli ultimi giorni, con gli interventi del ministro Tommaso Foti, del capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami e di numerosi rappresentanti istituzionali, oltre alla durissima presa di posizione del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi.
«Non si tratta di impedire a nessuno di criticare il governo israeliano, né di mettere in discussione il valore della pace e della tutela dei bambini palestinesi e israeliani. Il punto è un altro: un educatore non può essere chiamato a rispondere delle scelte di un governo in ragione della propria provenienza o identità. Se una dichiarazione politica è stata posta come condizione per partecipare a un percorso educativo, siamo davanti a un fatto gravissimo, che deve essere chiarito fino in fondo».
Evangelisti, Tagliaferri e Aragona sottolineano che l’arrivo a Reggio Emilia della delegazione israeliana e le dichiarazioni del sindaco Marco Massari non esauriscono gli interrogativi sollevati dalla rinuncia del gruppo statunitense.
«Siamo lieti che gli educatori israeliani siano stati accolti e che il dialogo possa proseguire. Ma questo non cancella quanto denunciato da chi ha deciso di non partire. Le versioni emerse devono essere confrontate con le comunicazioni originali e con le decisioni effettivamente assunte. Un’eccellenza educativa riconosciuta nel mondo merita trasparenza, non una polemica infinita fatta di smentite e contro-smentite».
Per questo Fratelli d’Italia ha attivato tre iniziative istituzionali. Un’interrogazione alla Giunta regionale, presentata dal consiglieri Evangelisti, Tagliaferri e Aragona, per chiarire i rapporti della Regione con Reggio Children, le eventuali risorse pubbliche, le convenzioni e le garanzie di pluralismo e non discriminazione. Una richiesta di accesso agli atti sempre sottoscritta da Evangelisti, Tagliaferri e Aragona, per acquisire la documentazione relativa alle verifiche di compatibilità e alla prevenzione di possibili conflitti di interessi riguardanti la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Claudia Giudici. Infine, una lettera alla stessa Garante – a firma dei tre consiglieri meloniani – per conoscere le eventuali iniziative assunte nell’ambito delle sue competenze e chiedere chiarimenti sulle garanzie di autonomia e imparzialità.
«Su quest’ultimo punto – precisano i consiglieri – vogliamo evitare qualsiasi equivoco. Non contestiamo alla Garante il diritto di svolgere un’attività lavorativa o incarichi universitari. La legge regionale non stabilisce un divieto generalizzato. Chiediamo invece di sapere se e come siano stati valutati i possibili conflitti di interessi derivanti dalla contemporanea attività professionale presso Reggio Children, dagli incarichi di docenza universitaria e dall’esercizio delle funzioni di garanzia».
«Claudia Giudici è stata presidente di Reggio Children e la sua biografia pubblicata dall’organizzazione continua a indicarla come coordinatrice d’area. Risulta inoltre presentata pubblicamente anche come docente a contratto presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Sono elementi che non dimostrano alcuna irregolarità, ma rendono doveroso verificare quali valutazioni siano state effettuate, soprattutto quando una vicenda pubblica coinvolge direttamente l’organizzazione con cui la Garante intrattiene rapporti professionali».
«L’indipendenza di un organo di garanzia non deve soltanto essere dichiarata: deve poter essere dimostrata attraverso atti e procedure trasparenti».
«La Regione non può limitarsi a osservare una controversia che coinvolge una realtà educativa di rilievo internazionale e pone interrogativi sul pluralismo, sull’impiego delle risorse pubbliche e sulle garanzie istituzionali. Chiediamo risposte documentate, nel rispetto delle competenze di ciascun organo, senza processi sommari ma anche senza sconti».
«Il vero danno alla reputazione di Reggio Emilia non viene da chi chiede chiarezza, ma dal rischio che un luogo nato per insegnare il dialogo sia percepito come un luogo in cui, prima di entrare, bisogna dimostrare di pensarla nel modo giusto. L’educazione dovrebbe abbattere i muri, non costruire nuovi posti di frontiera ideologici».
