«Quando si parla di ictus, il tempo può fare la differenza tra il recupero e una disabilità permanente. Per questo è importante conoscere non soltanto quanti pazienti vengano assistiti, ma anche come funzioni concretamente la rete di emergenza, dalla prima diagnosi all’eventuale trasferimento verso un centro specialistico».
Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sull’organizzazione della rete ictus nel territorio piacentino.
«Secondo quanto riportato dalla stampa locale, a Piacenza si registrano mediamente tra 600 e 700 ricoveri all’anno per ictus. Per il 2024 viene inoltre riferito che circa un terzo dei pazienti interessati sarebbe stato trasferito a Parma. Sono dati che meritano un approfondimento, soprattutto per comprenderne il significato clinico e organizzativo».
Tagliaferri precisa che la sua iniziativa non intende mettere in discussione il lavoro dei professionisti sanitari né la necessità di ricorrere a centri altamente specializzati.
«La trombectomia meccanica è una procedura complessa e la centralizzazione dei pazienti può rappresentare la scelta clinicamente più appropriata. Non sarebbe serio sostenere che ogni trasferimento costituisca un disservizio. Il punto è verificare che il percorso sia organizzato in modo da garantire tempestività, sicurezza e continuità assistenziale».
L’interrogazione chiede alla Giunta regionale dati sui pazienti presi in carico negli ultimi anni, sulle indicazioni cliniche dei trasferimenti, sui tempi di accesso alla diagnostica e ai trattamenti, sugli indicatori di esito e sui percorsi riabilitativi.
«Vogliamo conoscere i risultati del sistema, non limitarci a descriverne l’organizzazione sulla carta. È importante capire quali tempi vengano rilevati, come siano coordinati gli ospedali e quali verifiche vengano effettuate sull’efficacia della rete».
Il consigliere sottolinea anche il valore delle professionalità presenti nell’ospedale di Piacenza.
«Il nostro territorio dispone di medici, infermieri e operatori sanitari che affrontano quotidianamente situazioni complesse. Chiedere dati e informazioni sull’organizzazione del servizio significa anche valorizzare il loro lavoro e comprendere se esistano ulteriori margini di miglioramento».
Tagliaferri conclude: «La qualità di una rete sanitaria non si misura soltanto dal numero dei centri coinvolti, ma dalla capacità di far arrivare ogni paziente nel posto giusto, con il trattamento appropriato, nel minor tempo possibile. È su questi risultati che chiediamo alla Regione di fare chiarezza. Perché nell’ictus il tempo non è una formalità amministrativa: è parte della cura».
