Immigrazione e territori, Tagliaferri (FdI): “Servono dati comparativi e programmazione responsabile”

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Piacenza tra le province più esposte: valutazione dell’impatto su scuola, welfare, alloggi e mercato del lavoro

«L’Emilia-Romagna è tra le Regioni con maggiore incidenza di popolazione straniera e alcune province, come Piacenza, registrano percentuali tra le più elevate del Nord Italia. È quindi necessario affrontare il tema con strumenti di analisi oggettivi e con una programmazione coerente con la sostenibilità economico-sociale del sistema Paese».

Lo dichiara il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia), che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta in Assemblea legislativa per chiedere alla Giunta regionale un quadro comparativo aggiornato tra Regioni e tra Province sull’impatto economico e sociale dei flussi migratori.

«Non è una questione ideologica, ma di corretta programmazione territoriale. I numeri devono guidare le scelte pubbliche. Sanità, scuola, politiche abitative e welfare locale devono essere valutati alla luce della capacità reale dei territori di assorbire e gestire i flussi».

Particolare attenzione è rivolta alla provincia di Piacenza, dove la presenza di manodopera straniera nei settori logistico, agricolo e manifatturiero rende necessario un monitoraggio costante degli effetti sul mercato del lavoro e sui servizi territoriali.

 

FOCUS PIACENZA – DATI UFFICIALI:

· Incidenza della popolazione straniera tra le più elevate in Emilia-Romagna

· Oltre il 26% di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole statali provinciali

· Alta concentrazione nei settori logistica, agricoltura e manifattura

· Pressione significativa su alloggi ERP e servizi territoriali

· Provincia tra le più esposte in rapporto popolazione/residenti stranieri

(Fonti: ISTAT – Censimento permanente; Ufficio scolastico regionale Emilia-Romagna)

 

«Il Governo nazionale sta lavorando su una programmazione dei flussi legata al fabbisogno produttivo e al contrasto dell’irregolarità. È fondamentale che la Regione Emilia-Romagna si inserisca in questo quadro con strumenti di analisi puntuali e una relazione annuale comparativa interregionale e interprovinciale».

Tagliaferri evidenzia inoltre un aspetto economico rilevante:

«Senza una programmazione coerente si rischiano squilibri nel mercato del lavoro. Un aumento non governato dell’offerta di manodopera può determinare una pressione al ribasso sui salari, mentre il costo della vita cresce. Questo meccanismo produce dumping sociale e finisce per penalizzare sia i lavoratori italiani sia quelli stranieri regolari».

«Programmazione significa tutela dei territori, equilibrio sociale e rispetto della dignità del lavoro».