VIA FRANCIGENA, TAGLIAFERRI (FDI): “BENE IL RICONOSCIMENTO, MA SERVONO DATI, RISORSE E STRATEGIA CHIARA”

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“Non basta aderire a un’associazione: servono numeri, programmazione e ricadute reali sui territori, a partire da Piacenza”

“La Via Francigena rappresenta un patrimonio straordinario per l’Emilia-Romagna e, in particolare, per la provincia di Piacenza, che ne costituisce uno snodo strategico. Proprio per questo il tema va affrontato con serietà, dati alla mano e una visione concreta”.

 

Così Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, in merito alla proposta del Partito Democratico sull’adesione della Regione all’Associazione europea delle Vie Francigene.

“L’adesione a un organismo europeo può essere un elemento utile – spiega Tagliaferri – ma non può essere considerata di per sé una strategia. Il punto vero è capire quali risorse sono già state investite, come sono state distribuite sui territori e quali risultati concreti sono stati ottenuti”.

Il consigliere richiama il lavoro già avviato:

“Proprio su questo tema ho presentato una richiesta di accesso agli atti per ottenere dati puntuali su programmazione, finanziamenti, bandi, governance e attività promozionali legate alla Via Francigena negli ultimi anni, con particolare attenzione alla provincia di Piacenza”.

 

Tagliaferri entra quindi nel merito del nodo centrale: 

“Ad oggi emerge un elemento chiaro: non esiste una contabilità separata né un quadro organico facilmente leggibile delle risorse destinate alla Via Francigena. Senza dati certi e disaggregati, parlare di ‘investimento strategico’ rischia di rimanere una dichiarazione di principio”. 

E aggiunge:

“La Francigena è una vera infrastruttura culturale e turistica. Ma, come tutte le infrastrutture, va misurata: numero di camminatori, permanenze, ricadute economiche sui territori, sostegno alle imprese locali. Senza questi elementi non è possibile valutare l’efficacia delle politiche”.

Infine, il focus territoriale:

“Piacenza non può essere considerata solo un punto di passaggio, ma deve diventare protagonista di una strategia strutturata. Servono interventi mirati, investimenti chiari e una programmazione che valorizzi davvero le aree interne”.

“Il tema – conclude Tagliaferri – non è essere favorevoli o contrari all’adesione, ma costruire una politica seria e verificabile. Senza numeri, non c’è programmazione. E senza programmazione, non c’è sviluppo reale per i territori”.