La Regione risolva il problema delle deroghe al deflusso minimo vitale dei fiumi. A chiederlo, in un’interrogazione, è il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che ricorda come le attuali direttive in materia stiano penalizzando il territorio emiliano romagnolo, in particolare, spiega, “la Valnure e il territorio di Vigolzone ove, a causa della quasi essiccazione delle derivazioni idriche, si rischia non solo l’azzeramento delle produzioni agricole, ma anche un grave danno ambientale, con l’eliminazione della fauna ittica autoctona dei rivi, e un’esposizione a rischio della salute pubblica dall’insorgenza di patogeni pericolosi nell’acqua stagnante: infatti, la chiusura improvvisa delle derivazioni ha procurato anche gravi disequilibri all’ecosistema ambientale consolidato dei canali storici, ove da secoli sopravvive una flora e una fauna caratteristiche, e autoctone”.
Per Tagliaferri “Coldiretti Emilia-Romagna, alla luce di una crisi idrica, già da maggio 2020 ha richiesto alla direzione generale dell’assessorato all’ambiente, di adoperarsi tempestivamente al fine di minimizzare i tempi di concessione delle deroghe al deflusso minimo vitale, qualora si fossero rese necessarie: occorre rivedere il metodo di calcolo standard del deflusso minimo vitale e procederne ad una riformulazione che consenta di porre maggiore attenzione alla specificità idrologica, morfologica e agroambientale dei diversi territori regionali, oltre che alle locali necessità di approvvigionamento idrico per l’agricoltura, per poter garantire la tutela della biodiversità, della flora e della fauna, che interagiscono con il lavoro costante e simbiotico degli agricoltori”.
Da qui l’atto ispettivo per sapere dalla Giunta “se intenda intervenire con documenti specifici che evidenzino la necessità delle deroghe al deflusso minimo vitale dei fiumi in applicazione del decreto ministeriale 28 luglio 2004, qualora occorra la necessità di alimentazione dei canali di derivazione, allo scopo di garantire la presenza del deflusso minimo vitale anche su tali canali, salvaguardandone l’ecosistema ambientale consolidato, oltre che le coltivazioni agricole e se non ritenga adottare iniziative per una revisione del metodo di calcolo standard del deflusso minimo vitale che consenta di porre maggiore attenzione alla specificità idrologica, morfologica e agroambientale dei diversi territori regionali, garantendo la tutela della biodiversità su tutto il sistema del bacino idrico, ivi compresi gli affluenti torrentizi e i canali storici di derivazione”.
