Sanità, Tagliaferri (FdI): «Fabi dice che le agende chiuse non esisteranno più. Bene, ora verifichiamo cosa succede davvero a Piacenza»

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Interrogazione alla Giunta sulle liste d’attesa: «La Regione ammette che il 21% delle prenotazioni resta fuori dai tempi. Vogliamo i dati dell’AUSL di Piacenza e sapere se le nuove “pre-liste” funzionano davvero»

«L’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi afferma che le agende chiuse non ci saranno più, che resteranno aperte fino a 24 mesi e che attraverso il nuovo sistema delle “pre-liste” si cercherà di garantire ai cittadini una prestazione più ravvicinata quando la prima disponibilità proposta è incompatibile con i tempi della prescrizione. Bene. Sono impegni importanti. Proprio per questo adesso vogliamo verificare, numeri alla mano, come vengano applicati e quali risultati stiano producendo, a partire dall’AUSL di Piacenza.»
Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, annunciando un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale sul funzionamento delle liste d’attesa e delle nuove procedure di prenotazione.
«C’è un dato fornito dallo stesso assessore Fabi che non può passare in secondo piano: in Emilia-Romagna il 79 per cento delle visite specialistiche prescritte viene prenotato entro i termini, mentre rimane un 21 per cento fuori dai tempi. È lo stesso assessore a riconoscere che si tratta ancora di un numero assoluto troppo elevato. Dunque non siamo davanti a un problema risolto.»
L’interrogazione chiede alla Regione di fornire i dati del 2026 distinti per Azienda sanitaria, territorio e principali branche specialistiche, con un approfondimento specifico sull’AUSL di Piacenza.
«Le percentuali regionali aggregate raccontano soltanto una parte della realtà. Voglio sapere cosa succede a Piacenza: quali prestazioni rispettano i tempi, quali specialità presentano ancora le maggiori criticità e quanti cittadini non riescono a ottenere immediatamente una prenotazione coerente con la classe di priorità prescritta dal medico.»
Al centro dell’atto anche il nuovo sistema delle cosiddette “pre-liste”.
Secondo quanto illustrato dall’assessore, quando viene prospettato al cittadino un appuntamento eccessivamente lontano, l’utente dovrebbe essere inserito in una pre-lista e nell’arco di circa sette-dieci giorni dovrebbe essere ricercata una disponibilità maggiormente ravvicinata.
«È un meccanismo che sulla carta può essere utile. Ma vogliamo sapere quanti cittadini vi siano effettivamente entrati, quanti siano stati ricontattati entro sette-dieci giorni e, soprattutto, quanti abbiano poi ottenuto una prestazione entro i tempi previsti dalla priorità clinica. Altrimenti rischiamo semplicemente di sostituire un’attesa visibile con un’attesa meno visibile.»
Tagliaferri chiede inoltre cosa debba accadere concretamente quando un cittadino si presenta al CUP e non esista una disponibilità compatibile con la prescrizione.
«Il punto è molto semplice: un’agenda formalmente aperta per 24 mesi non significa automaticamente avere risolto il problema delle liste d’attesa. Se per una prestazione che dovrebbe essere effettuata entro poche settimane viene proposto un appuntamento molti mesi dopo, per il paziente il problema rimane esattamente quello di prima.»
Per questo l’interrogazione domanda anche se ogni mancata disponibilità nei tempi prescritti venga registrata e tracciata nei sistemi regionali e cosa accada qualora neppure attraverso la pre-lista sia possibile trovare una soluzione appropriata.
«Il divieto di chiudere le agende è condivisibile, ma deve diventare una garanzia sostanziale e non soltanto formale. Per questo chiediamo trasparenza completa sui risultati, Azienda per Azienda e specialità per specialità.»
Tagliaferri conclude: «Se la Regione afferma che le agende non verranno più chiuse, ne prendiamo atto positivamente. Adesso però apriamo anche i dati. Perché tra un’agenda aperta e una visita ottenuta nei tempi c’è una differenza enorme. Ed è precisamente quella differenza che interessa ai cittadini.»