Nuova interrogazione dopo l’accesso agli atti: “Otto strutture funzionanti su dodici censite. Personale, servizi e orari vanno misurati insieme agli effetti reali sulla sanità territoriale”
“Sulle Case della Comunità piacentine abbiamo voluto andare fino in fondo, senza fermarci agli annunci. Il quadro che emerge dalla documentazione ufficiale ricevuta dalla Regione merita ora risposte molto precise: nel 2025 l’AUSL di Piacenza ha sostenuto complessivamente circa 33,9 milioni di euro di costi riferiti alle Case della Comunità, ma quando chiediamo con quali indicatori venga misurato il loro impatto su Pronto Soccorso, liste d’attesa, cronicità e assistenza domiciliare, la risposta regionale ci rinvia a un dossier del 2020 costruito su dati che arrivano al 2019”.
Così Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che presenta una nuova interrogazione alla Giunta dopo aver analizzato il riscontro alla richiesta di accesso agli atti n. 153/2026, presentata il 31 marzo scorso insieme all’interrogazione n. 2383.
La documentazione trasmessa dalla Direzione generale Cura della Persona, Salute e Welfare quantifica per il 2025 7,4 milioni di euro di costi di funzionamento, 20,7 milioni per il personale dipendente e atipico e 5,8 milioni per l’assistenza di medicina convenzionata, per complessivi 33,9 milioni di euro.
“Non contestiamo la necessità di investire nella sanità territoriale – sottolinea Tagliaferri –. Al contrario: proprio perché si investono risorse così importanti, abbiamo il dovere di verificare che producano risultati concreti e misurabili per i cittadini. Il problema nasce quando alla domanda su come venga valutato oggi l’impatto delle Case della Comunità ci viene indicato un dossier che analizza il periodo 2009-2019. Nel frattempo sono arrivati il DM 77, il PNRR, nuovi investimenti e una nuova organizzazione territoriale. È quindi legittimo chiedere quali siano i risultati oggi”.
I dati permettono anche di fotografare la situazione piacentina. Delle dodici strutture elencate dalla Regione, otto risultano funzionanti: Rottofreno-San Nicolò, Borgonovo Val Tidone, Piacenza 1, Cortemaggiore, Monticelli d’Ongina, Podenzano, Bettola e Carpaneto Piacentino-Gropparello. Fiorenzuola d’Arda, Piacenza Belvedere, Bobbio e Lugagnano Val d’Arda risultano invece non funzionanti nella rilevazione trasmessa.
Sul fronte degli interventi, la documentazione indica uno stato di avanzamento del 79% a San Nicolò, del 47% a Piacenza Belvedere e del 10% a Fiorenzuola. Per Belvedere risultano stanziati oltre 6,2 milioni di euro PNRR, mentre per Fiorenzuola oltre 1,7 milioni di euro PNRR, ai quali si aggiungono altre fonti di finanziamento.
“Le differenze organizzative sono evidenti. Podenzano viene indicata aperta sette giorni su sette e H24, mentre numerose altre sedi presentano aperture inferiori. Piacenza 1 è classificata HUB e funzionante ma nella tabella non risulta la presenza di MMG. Anche PUA e continuità assistenziale non risultano uniformemente presenti nelle sedi operative. Questo non significa affermare che le Case della Comunità non funzionino: significa chiedere che cosa offra realmente ciascuna struttura e con quali standard, perché per il cittadino è questo che conta”.
C’è poi la questione del personale. “Nel nostro accesso agli atti avevamo chiesto espressamente la dotazione organica prevista e il personale effettivamente in servizio per ciascuna struttura, distinguendo medici di medicina generale, infermieri, specialisti e personale amministrativo. Il materiale ricevuto certifica prevalentemente se gli standard risultino rispettati, ma non ci restituisce quella fotografia numerica completa struttura per struttura che avevamo richiesto”.
La nuova interrogazione chiede pertanto alla Giunta di fornire la consistenza effettiva del personale delle otto strutture operative, il cronoprogramma delle quattro non ancora funzionanti, la situazione aggiornata dei cantieri, la presenza e gli orari dei PUA e della continuità assistenziale e il livello effettivo di integrazione sociosanitaria.
Tagliaferri chiede inoltre alla Regione di fornire indicatori e risultati aggiornati al 2024, 2025 e all’ultimo periodo disponibile del 2026 sull’impatto delle Case della Comunità rispetto agli accessi impropri al Pronto Soccorso, alle liste d’attesa, alla presa in carico dei pazienti cronici, all’assistenza domiciliare e alla continuità assistenziale.
“A giugno – conclude Tagliaferri – l’assessore Fabi aveva riconosciuto la necessità di rafforzare il personale, rendere più uniforme l’offerta e completare l’integrazione organizzativa e professionale. Sono affermazioni importanti. Adesso chiediamo di sapere cosa sia cambiato e con quali risultati. Trentatré milioni e novecentomila euro di costi in un anno meritano una rendicontazione altrettanto precisa dei benefici ottenuti. Perché una Casa della Comunità non diventa davvero tale per il cartello sulla porta: lo diventa quando dietro quella porta ci sono professionisti, servizi, orari adeguati e risultati verificabili per i cittadini”.
