«Una priorità dichiarata deve essere una priorità garantita. Altrimenti rischia di rimanere soltanto sulla carta».
Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri interviene sulla sperimentazione regionale di apertura anticipata delle scuole primarie, partita oggi anche a Piacenza, depositando un’interrogazione a risposta scritta e una contestuale richiesta di accesso agli atti.
«Non metto in discussione l’utilità del progetto né il lavoro svolto dal Comune di Piacenza, dalle scuole e dagli enti coinvolti. Il punto è un altro: una sperimentazione serve proprio a capire non soltanto ciò che funziona, ma soprattutto dove il meccanismo presenta delle falle e come correggerle prima di renderlo strutturale».
A Piacenza il progetto coinvolge 7 degli 8 Istituti Comprensivi cittadini e 10 plessi, per una disponibilità annunciata di circa 610 posti. Il Comune aveva inoltre stabilito la priorità assoluta per gli alunni con disabilità certificata, prevedendo per loro personale dedicato.
«Eppure – prosegue Tagliaferri – dalla cronaca locale emerge il caso di una famiglia con un bambino con disabilità frequentante il Mazzini che, nonostante i tentativi compiuti, non sarebbe riuscita a trovare una soluzione alternativa. E c’è anche una famiglia del Giordani che ha raccontato di essere stata costretta a ricorrere ad altre due settimane di congedo parentale. Sono situazioni che meritano una risposta, non una polemica».
Il tema assume particolare rilievo proprio oggi. Nel presentare l’avvio di “Settembre insieme”, la Regione ha comunicato che nei 42 Comuni interessati sono coinvolti circa 150 plessi e ottomila bambini e ha ribadito che nell’assegnazione dei posti viene data priorità ai bambini con disabilità certificata.
«È esattamente qui che pongo la questione – sottolinea Tagliaferri –. Non basta scrivere “priorità” in un criterio di accesso: bisogna verificare cosa accade quando il plesso frequentato dal bambino non partecipa al progetto. Esiste una procedura capace di accompagnare quella famiglia verso un altro plesso disponibile? E, se esiste, ha funzionato a Piacenza?».
Con l’interrogazione Tagliaferri chiede quindi alla Giunta di conoscere il numero delle domande accolte e non accolte nel Piacentino, quante riguardino – in forma aggregata e nel rispetto della privacy – alunni con disabilità, quante richieste provenienti dai plessi Giordani e Mazzini abbiano trovato collocazione altrove e se situazioni analoghe siano state segnalate negli altri territori coinvolti.
Parallelamente, con l’accesso agli atti vengono richiesti anche i dati relativi alle risorse assegnate a Piacenza, ai posti programmati ed effettivi, alle domande non soddisfatte, alle indicazioni regionali sulla gestione delle priorità e al monitoraggio predisposto per valutare la sperimentazione.
«La Regione ha già annunciato che dal prossimo anno intende rendere strutturale ed estendere il progetto a tutti i territori. Bene. Ma proprio perché questa è una sperimentazione, sarebbe sbagliato giudicarla soltanto contando quanti bambini sono entrati a scuola. Bisogna contare anche quelli che sono rimasti fuori e capire perché.
Se una misura nasce per aiutare le famiglie nella conciliazione tra lavoro e cura e una madre deve rinunciare a lavorare perché non trova una soluzione, c’è qualcosa da correggere. Se poi a non trovare posto è un bambino con disabilità al quale era stata riconosciuta una priorità assoluta, la verifica diventa doverosa.
Non servono processi alle intenzioni – conclude Tagliaferri –. Serve utilizzare seriamente questa sperimentazione per costruire una misura migliore. Perché tra avere una priorità sulla carta e poterla esercitare davvero c’è tutta la differenza tra un annuncio e un servizio che funziona».
