«Vernasca nel 2020 fu indicata dalla Regione come il simbolo della montagna che finalmente iniziava a uscire dal digital divide. Sei anni dopo ci troviamo ancora a fare i conti con telefoni muti e collegamenti a singhiozzo. A questo punto non basta più sapere quanti tralicci risultano accesi sulla carta: bisogna sapere quanto il servizio sia davvero continuo e affidabile». Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato una nuova interrogazione e una contestuale richiesta di accesso agli atti dopo i disservizi segnalati nel territorio di Vernasca.
Tagliaferri ricostruisce un dossier che parte da lontano: «Dal 2019 portiamo in Regione il problema delle zone montane piacentine senza adeguata copertura. Nel 2022 ricordavamo già che proprio a Vezzolacca di Vernasca era stato inaugurato il primo traliccio CellMon del piano regionale. Nel 2024 la Regione ci ha spiegato il meccanismo di intervento di Lepida nei confronti degli operatori e nel 2025 abbiamo chiesto formalmente un monitoraggio costante della telefonia e di internet nell’Appennino piacentino. Oggi il problema si ripresenta e dobbiamo capire che cosa non sta funzionando».
Secondo le segnalazioni emerse in questi giorni, la rete mobile a Vernasca continua a presentare difficoltà nel capoluogo e nelle frazioni di Trinità, Borla, Rosi e Comini. «Il Comune si è già attivato nei confronti di Regione e Lepida: non intendiamo quindi aprire alcuna polemica con l’amministrazione locale, ma rafforzarne la richiesta chiedendo alla Regione dati e tempi precisi».
L’interrogazione chiede alla Giunta di chiarire cause tecniche e tempi di ripristino, l’operatività dei siti CellMon piacentini, gli operatori effettivamente presenti, i disservizi registrati negli ultimi tre anni e le aree ancora coperte da un solo gestore o con segnale insufficiente. L’accesso agli atti punta inoltre ad acquisire la corrispondenza tra Comune, Regione, Lepida e operatori, i report tecnici sui guasti e la documentazione relativa ai sistemi di continuità e ridondanza.
«La differenza oggi è questa – conclude Tagliaferri –: non vogliamo più limitarci alla domanda “c’è copertura?”. Vogliamo sapere se quella copertura regge, quanto dura un blackout, quanto tempo serve per ripristinarla e se esistono sistemi di backup. In montagna il cellulare non è un lusso: significa lavoro, impresa, assistenza, emergenza e sicurezza. Il vero indicatore non è il puntino colorato sulla mappa, ma la possibilità per un cittadino di fare una telefonata quando ne ha bisogno».
