TAGLIAFERRI (FDI): «AGROALIMENTARE, 60 MILIONI DAL BANDO SRD13: QUANTI ARRIVANO A PIACENZA? CHIESTI ALLA REGIONE TUTTI I DATI»

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Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia presenta un accesso agli atti: «Non anticipiamo giudizi. Vogliamo sapere quante domande piacentine sono state presentate, quanti investimenti sono risultati ammissibili e quale quota delle risorse interessa realmente il nostro territorio»

«Sessanta milioni di euro rappresentano una massa di risorse molto importante per sostenere investimenti, innovazione e competitività del sistema agroalimentare emiliano-romagnolo. La domanda che pongo alla Regione è semplice: quale quota di queste risorse riguarda concretamente Piacenza?».

Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti sull’Intervento SRD13 “Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli”.

Il bando regionale dispone complessivamente di 60 milioni di euro, distribuiti tra numerosi comparti: 11,4 milioni al lattiero-caseario, 12,6 milioni al comparto suinicolo, 13,8 milioni all’ortofrutticolo, 6 milioni al vitivinicolo, 5,4 milioni al cerealicolo e bieticolo-saccarifero, oltre alle risorse destinate agli altri settori.

«Parliamo di filiere che hanno un peso fondamentale nell’economia agricola piacentina e che, in questa fase, presentano situazioni molto diverse – osserva Tagliaferri -. Nel comparto lattiero-caseario il Parmigiano Reggiano sta attraversando una fase positiva, mentre maggiori difficoltà riguardano il Grana Padano e soprattutto il latte destinato al consumo alimentare. Sul pomodoro da industria, inoltre, i produttori si confrontano con quotazioni inferiori di circa 3 euro al quintale rispetto allo scorso anno, dopo avere sostenuto aumenti molto rilevanti dei costi di produzione. Anche per i cereali il quadro dei prezzi resta particolarmente critico».

«È quindi ancora più importante capire come una misura da 60 milioni di euro destinata agli investimenti nella trasformazione e commercializzazione si distribuisca tra le filiere e sui territori. Non mi interessa fermarmi al dato complessivo dello stanziamento. Voglio sapere quante imprese del nostro territorio abbiano partecipato, quanti progetti siano stati ammessi, quale volume di investimenti abbiano espresso e quanti contributi possano effettivamente arrivare a Piacenza».

Il procedimento ha conosciuto diversi differimenti nel corso del 2026. Con l’ultimo provvedimento adottato il 4 agosto, la Regione aveva fissato al 10 settembre il termine entro il quale concludere l’istruttoria, definire i punteggi e procedere all’approvazione delle graduatorie. Nel luglio scorso erano stati inoltre definiti criteri per la rimodulazione delle risorse tra i diversi settori.

«Non affermo oggi che Piacenza sia stata penalizzata – precisa Tagliaferri – perché sarebbe poco serio farlo senza conoscere i numeri. È proprio per evitare giudizi costruiti sulle impressioni che chiediamo i documenti».

L’accesso agli atti richiede alla Regione il quadro delle domande presentate, ammesse, non ammesse, finanziabili e finanziate, con la suddivisione per comparto e provincia, gli investimenti ammessi e i contributi concedibili.

Per Piacenza viene richiesto un approfondimento specifico: numero delle domande, settore produttivo, punteggio, investimento ammesso, contributo concedibile ed eventuali progetti risultati ammissibili ma non finanziabili per insufficienza delle risorse disponibili.

«C’è poi un’altra questione che vogliamo comprendere – prosegue Tagliaferri -: durante il procedimento la Regione ha stabilito criteri per rimodulare le risorse tra i diversi comparti. Chiediamo quindi di conoscere come siano state effettivamente redistribuite le disponibilità e quali conseguenze ciò abbia prodotto sulle graduatorie».

La richiesta comprende anche il confronto fra le province dell’Emilia-Romagna.

«Un dato isolato dice poco. Anche sapere che a Piacenza siano arrivati uno, cinque o dieci milioni avrebbe un significato limitato se non conoscessimo il numero delle domande presentate, la qualità degli investimenti e ciò che è accaduto negli altri territori».

«Il settore agricolo e agroalimentare piacentino – conclude Tagliaferri – ha dimensioni, filiere e capacità produttive che meritano di essere rappresentate adeguatamente nelle politiche regionali. E proprio in una fase nella quale diversi comparti devono fare i conti con prezzi in sofferenza e costi di produzione cresciuti, sapere dove vengono indirizzati gli investimenti diventa ancora più importante. Prima vengono i dati. Poi, sulla base di quelli, valuteremo se Piacenza abbia intercettato queste opportunità nella misura che il suo sistema produttivo può legittimamente aspettarsi.»