«Ospitare a Piacenza 55 buyer internazionali e quasi mille incontri B2B è certamente un’opportunità. Proprio per questo vogliamo conoscere quanti operatori piacentini abbiano partecipato, quanti incontri abbiano avuto con i buyer e quale spazio sia stato effettivamente riservato al nostro territorio nei fam trip. Perché una vetrina è utile soprattutto quando sappiamo cosa riesce concretamente a mettere in mostra».
Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti sulla decima edizione di Good Italy Workshop, in programma oggi, 22 settembre, a Piacenza.
L’edizione 2026 porta in città 55 buyer internazionali specializzati nel turismo enogastronomico. Secondo APT Servizi partecipano inoltre 76 operatori italiani, 36 dei quali emiliano-romagnoli, mentre il programma comprende circa mille appuntamenti commerciali e sei fam trip organizzati nei giorni precedenti al workshop.
«Sono numeri importanti – osserva Tagliaferri – e proprio perché l’iniziativa è ospitata a Piacenza credo sia corretto andare oltre il dato complessivo. Quanti degli operatori presenti sono piacentini? Quanti incontri B2B li hanno coinvolti? Quanti buyer hanno avuto modo di conoscere direttamente aziende, prodotti, strutture ed esperienze turistiche della nostra provincia? Sono informazioni che consentono di capire quale sia stata l’effettiva partecipazione del territorio».
Nell’accesso agli atti Tagliaferri chiede quindi alla Regione la documentazione relativa agli operatori piacentini iscritti e partecipanti, agli incontri B2B effettuati con i buyer internazionali e ai programmi completi dei sei fam trip, comprese le località, le strutture e le aziende visitate.
L’atto punta inoltre a ricostruire il quadro economico dell’edizione 2026, le risorse sostenute o messe a disposizione da Regione, APT Servizi, Destinazioni turistiche e altri soggetti pubblici, nonché gli eventuali costi per ospitalità, trasferimenti, eventi di networking e attività promozionali.
Ma Tagliaferri pone anche una questione di prospettiva: nella richiesta vengono domandati i report delle precedenti edizioni e gli indicatori utilizzati per verificare se gli incontri tra domanda e offerta abbiano prodotto contatti commerciali, collaborazioni, pacchetti turistici o altre ricadute misurabili.
«Non basta contare buyer, operatori e appuntamenti il giorno dell’evento. La domanda interessante viene dopo: che cosa rimane sul territorio? Se Good Italy deve essere uno strumento di promocommercializzazione internazionale, è utile conoscere quanti rapporti commerciali riesca ad attivare e quale presenza ottenga Piacenza nei programmi degli operatori turistici stranieri».
«Piacenza ha prodotti, paesaggi, borghi, cultura ed enogastronomia che hanno tutte le carte per competere sul mercato turistico. Essere la sede della vetrina è positivo. Adesso vogliamo sapere quanto Piacenza c’è davvero dentro quella vetrina e quali risultati produce», conclude Tagliaferri.
