MONTAGNA, TAGLIAFERRI (FDI): «BENE LE MISURE UTILI, MA BARUFFI NON NASCONDA I CONTI DIETRO LA POLEMICA COL GOVERNO. QUANTO ARRIVERÀ DAVVERO A PIACENZA?»

Categorie: Comunicati ai media, La mia attività in regione

«Ogni risorsa che crea lavoro, mantiene servizi e aiuta le persone a restare nei territori montani è positiva, indipendentemente dal colore politico di chi la mette a disposizione. Per questo guardiamo con interesse anche al nuovo bando regionale per incentivare le assunzioni in montagna e nelle aree interne, che comprende 17 Comuni della provincia di Piacenza. Ma proprio questo esempio dimostra perché alle cifre annunciate devono seguire dati territoriali e risultati verificabili».

Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, replicando alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla Montagna Davide Baruffi.

«Il bando ha una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per 132 Comuni dell’Emilia-Romagna e prevede incentivi alle imprese per nuove assunzioni stabili. Nel Piacentino sono interessati 17 Comuni. È una misura che giudicheremo positivamente nella misura in cui riuscirà realmente a produrre nuova occupazione stabile sul nostro territorio. Ma essere inseriti nell’elenco dei Comuni ammissibili non significa automaticamente sapere quante imprese piacentine accederanno alla misura, quanti lavoratori saranno assunti e quale quota dei 2 milioni arriverà effettivamente alla nostra provincia. Sono questi i numeri che alla fine conteranno».

«Vale lo stesso ragionamento per i 18 milioni che Baruffi oggi rivendica come investimento regionale sulla montagna contrapponendoli alle risorse statali. È molto semplice mettere due cifre una accanto all’altra per costruire una polemica contro il Governo. È più impegnativo spiegare come quelle risorse siano composte, dove siano destinate, quanto sia già stato effettivamente speso e quali risultati abbiano prodotto».

«La nostra posizione, del resto, non nasce oggi. Abbiamo accolto positivamente la nuova legge nazionale sulla montagna e le opportunità che essa apre anche per il Piacentino, con la nuova classificazione che interessa Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca. Allo stesso tempo abbiamo chiesto alla Regione criteri, priorità e modalità di utilizzo delle risorse. Abbiamo chiesto progetti, finanziamenti e tempi per l’Appennino piacentino e, sulle piccole scuole di montagna, abbiamo domandato di conoscere gli investimenti regionali Comune per Comune e plesso per plesso».

«È questa la differenza tra fare una battaglia sui numeri e verificare le politiche. Se una misura regionale funziona, siamo i primi a riconoscerlo. Se un bando può creare lavoro nei nostri 17 Comuni, ci auguriamo che venga utilizzato fino all’ultimo euro. Ma alla fine vogliamo sapere quanti di quegli euro sono arrivati nel Piacentino, quante assunzioni hanno generato e quante imprese ne hanno beneficiato».

«La montagna piacentina ha bisogno di lavoro, ma anche di strade sicure, scuole, sanità, trasporti, servizi di prossimità e sostegno alle attività economiche. Lo spopolamento non si combatte con una singola misura e neppure sommando stanziamenti dentro un comunicato stampa: occorre verificare se quelle risorse cambiano concretamente la possibilità di vivere e lavorare nei nostri paesi».

«La legge nazionale sulla montagna è uno strumento utile, le eventuali criticità vanno corrette e le opportunità vanno sfruttate fino in fondo. Alla Regione chiediamo la stessa concretezza: meno propaganda contro il Governo e più rendicontazione delle proprie politiche».

«Quindi – conclude Tagliaferri – ben venga il bando che comprende i 17 Comuni piacentini e ben venga ogni euro realmente investito sulla nostra montagna. Ma se Baruffi oggi rivendica 18 milioni regionali, la domanda rimane: quanto arriva alla provincia di Piacenza, dove viene speso e quali risultati produce? Perché l’elenco dei Comuni fa il titolo; saranno imprese finanziate, posti di lavoro creati e servizi mantenuti a dirci se la montagna è stata davvero aiutata».