«La maggioranza regionale ha approvato la nuova legge quadro sulla cultura, presentandola come una svolta per l’Emilia-Romagna. Ma mettere insieme quindici leggi settoriali in un unico provvedimento non significa automaticamente costruire una politica culturale migliore. Il vero problema è capire se questo riordino porterà risorse, opportunità e strumenti concreti anche ai piccoli Comuni, alle associazioni e alle realtà culturali che ogni giorno custodiscono la storia e l’identità dei nostri territori».
È quanto dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, intervenendo sull’approvazione dell’oggetto 3016 da parte dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.
«Non contestiamo la necessità di semplificare una normativa stratificata negli anni. Contestiamo però un’impostazione che continua ad attribuire alla Giunta un ruolo determinante nella programmazione e nell’individuazione delle priorità, senza rafforzare adeguatamente il coinvolgimento dell’Assemblea e delle comunità locali. La cultura non può essere governata soltanto attraverso programmi regionali decisi a Bologna: deve nascere anche dall’ascolto dei territori e dal riconoscimento delle loro specificità».
Tagliaferri richiama in particolare la situazione delle province e delle aree interne: «Penso alla provincia di Piacenza, ai suoi borghi, ai castelli, ai musei locali, agli archivi storici, alle biblioteche, alle tradizioni popolari e alle numerose associazioni che mantengono vivo un patrimonio straordinario, spesso con risorse limitate e grazie all’impegno del volontariato. Non possiamo permettere che le realtà più piccole debbano competere con strutture molto più organizzate senza disporre degli stessi strumenti amministrativi ed economici».
«La Regione deve dimostrare che il nuovo quadro normativo non favorirà soltanto i grandi poli culturali e i soggetti già consolidati, ma garantirà opportunità effettive anche alle comunità periferiche, collinari e montane. Perché il patrimonio culturale diffuso non è un elemento secondario rispetto ai grandi eventi: rappresenta una risorsa fondamentale per l’identità, il turismo, l’economia e la vitalità dei nostri territori».
Il consigliere sottolinea inoltre la necessità di garantire trasparenza nell’utilizzo delle risorse: «Servono criteri di finanziamento chiari, procedure accessibili, una distribuzione territoriale equilibrata e verifiche sui risultati raggiunti. Non basta approvare una legge di 76 articoli per poter dire di aver valorizzato la cultura. Bisogna dimostrare, con i fatti, che anche un piccolo Comune potrà recuperare un bene storico, mantenere aperto un museo, sostenere una biblioteca o promuovere le proprie tradizioni».
«Fratelli d’Italia ha espresso durante l’esame del provvedimento, anche attraverso il lavoro del relatore di minoranza Ferdinando Pulitanò, riserve precise sul modello di programmazione e sulla necessità di valorizzare pienamente tutte le componenti della nostra storia e della nostra identità culturale. Sono osservazioni che non vengono meno con l’approvazione della legge».
«La cultura non appartiene alla Giunta, né a una maggioranza politica. Appartiene alle comunità, alla loro storia e alle generazioni che hanno il diritto di conoscerla e tramandarla. Ora la Regione sarà giudicata non sugli annunci, ma sulla capacità di trasformare questa legge in opportunità concrete per tutto il territorio emiliano-romagnolo, a partire dai piccoli Comuni troppo spesso dimenticati», conclude Tagliaferri.

