«AgriCat interviene sulla siccità ma non sulla grandine. Dopo un’estate di eventi estremi chiediamo alla Regione di ricostruire danni, coperture e possibili situazioni rimaste senza ristoro»
«La domanda nasce dalle aziende agricole che hanno visto arrivare la grandine e perdere in pochi minuti una parte del lavoro di un’intera stagione: quando succede, chi paga il danno? AgriCat? L’assicurazione? Il Fondo di solidarietà? E soprattutto: esistono aziende che, alla fine di questo percorso, rischiano di non trovare alcuna copertura?».
È da questo interrogativo che prende le mosse la nuova iniziativa del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta e una richiesta di accesso agli atti sui danni provocati nel 2026 dalla siccità e dalle ripetute grandinate nel territorio piacentino.
«Occorre innanzitutto evitare equivoci – spiega Tagliaferri –. La grandine non rientra tra gli eventi catastrofali direttamente coperti dal Fondo AgriCat, che interviene invece per alluvione, gelo o brina e siccità. Ma questa distinzione tecnica non chiude il problema: semmai ne apre uno ancora più concreto. Dobbiamo sapere quali strumenti abbiano effettivamente protetto le aziende piacentine colpite dalle grandinate e cosa accada quando una determinata perdita non trovi copertura».
Nel corso dell’estate 2026 il territorio piacentino è stato interessato da più eventi grandinigeni. Proprio per questo Tagliaferri chiede alla Regione di fornire la documentazione della ricognizione effettuata, distinguendo i danni alle produzioni da quelli alle strutture e agli impianti e chiarendo quali territori siano stati ricompresi nelle iniziative regionali.
Un passaggio particolarmente importante riguarda il decreto legislativo 102/2004 e l’iniziativa assunta dalla Regione per ottenere un intervento normativo in deroga alla disciplina ordinaria.
«Sappiamo che la Regione si è mossa sul piano istituzionale. Adesso vogliamo conoscere il perimetro concreto di quella iniziativa per Piacenza: quali eventi sono stati considerati, quali territori, quali tipologie di danno e quali quantificazioni sono state effettuate. E vogliamo capire soprattutto cosa possa accadere alle aziende che abbiano subito danni rilevanti ma non risultino effettivamente indennizzabili attraverso gli strumenti ordinari».
Accanto alla grandine resta il capitolo della siccità, sul quale esiste ora un elemento ulteriore fornito direttamente dalla Giunta regionale.
In risposta alla precedente interrogazione n. 2867 di Tagliaferri, la sottosegretaria alla Presidenza della Regione Manuela Rontini ha infatti precisato che, per gli eventi di siccità, l’accertamento dei danni e la gestione degli eventuali indennizzi non rientrano nelle competenze regionali, ma sono demandati al Fondo nazionale AgriCat, cui spettano la valutazione economica del danno e l’eventuale riconoscimento dell’indennizzo. Nella stessa risposta la Giunta riferiva che, in quel momento, non erano ancora pervenute segnalazioni di danni dalle imprese del territorio e assicurava la prosecuzione del monitoraggio. 2867_risposta.pdf
«Quella risposta fotografava una situazione ancora in corso. Ora che l’estate si è conclusa chiediamo come sia terminata quella storia: quali danni da siccità siano successivamente emersi nel Piacentino, quante situazioni siano arrivate all’attenzione degli organismi competenti e se siano state segnalate difficoltà nell’accesso alle procedure AgriCat».
Per questo l’accesso agli atti riguarda sia le interlocuzioni della Regione con AgriCat, AGEA e Ministero sia la documentazione relativa alle grandinate e agli altri strumenti di gestione del rischio.
«Non vogliamo mettere nello stesso calderone strumenti che hanno presupposti diversi – conclude Tagliaferri –. Vogliamo fare esattamente il contrario: seguire il danno dal campo fino all’eventuale indennizzo. Se arriva la siccità, vogliamo sapere se AgriCat funziona. Se arriva la grandine, vogliamo sapere quale tutela interviene. E se tra un Fondo, una polizza e una norma esiste uno spazio nel quale l’agricoltore rimane solo con il proprio danno, allora è quello spazio che le istituzioni devono avere il coraggio di individuare».
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