FEDERALISMO FISCALE, TAGLIAFERRI (FDI): «DE PASCALE GRIDA AL TAGLIO DELLE RISORSE, MA DOVE SONO I NUMERI? LA REGIONE METTA LE CARTE SUL TAVOLO»

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Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia presenta un accesso agli atti e un’interrogazione sul ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto legislativo 147/2026: «Vogliamo conoscere i trasferimenti interessati, le simulazioni finanziarie e le conseguenze effettive sul trasporto pubblico locale. Piacenza non può diventare un argomento da comunicato stampa»

«Il presidente Michele de Pascale annuncia un ricorso alla Corte costituzionale contro il Governo, denuncia rischi per l’autonomia finanziaria della Regione e arriva a prospettare conseguenze sui servizi essenziali, a cominciare dal trasporto pubblico locale. Ma c’è una domanda alla quale, prima delle dichiarazioni allarmistiche, sarebbe opportuno rispondere: di quanti soldi stiamo parlando esattamente?».

Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, intervenendo sulla decisione della Giunta dell’Emilia-Romagna di impugnare alcune disposizioni del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147, in materia di federalismo fiscale regionale.

«La questione è tecnicamente precisa. L’articolo 33 del decreto introduce, a partire dal 2027, un meccanismo di compartecipazione regionale al gettito IRPEF destinato a sostituire determinati trasferimenti statali. La Regione sostiene che tale sistema possa compromettere la prevedibilità delle entrate e la programmazione dei servizi. Bene, allora produca le simulazioni, indichi i capitoli interessati, quantifichi gli scostamenti e dimostri quali conseguenze concrete prevede. Perché tra contestare un criterio di finanziamento e sostenere che i servizi siano a rischio esiste una differenza sostanziale».

Tagliaferri annuncia un accesso agli atti e un’interrogazione a risposta scritta per acquisire la deliberazione con cui la Giunta ha autorizzato il ricorso, le relazioni tecniche e finanziarie disponibili, le eventuali simulazioni per il triennio 2027-2029 e le valutazioni relative al finanziamento del trasporto pubblico locale.

«Non contestiamo il diritto della Regione di rivolgersi alla Corte costituzionale. È uno strumento previsto dall’ordinamento. Contestiamo invece l’idea che basti annunciare un ricorso per trasformare un rischio prospettato in un taglio già dimostrato. La legittimità costituzionale sarà valutata dalla Corte; la fondatezza delle previsioni finanziarie deve poter essere esaminata anche dall’Assemblea legislativa».

Il consigliere richiama poi le criticità del trasporto pubblico piacentino, già oggetto di precedenti iniziative ispettive.

«A Piacenza ci occupiamo da tempo di collegamenti scolastici, corse extraurbane, sovraffollamento degli autobus e difficoltà di accesso ai servizi nei territori montani. Su questi problemi abbiamo chiesto documenti e risposte precise. Adesso che la Regione richiama proprio il trasporto pubblico per motivare il ricorso contro il Governo, vogliamo sapere quali risorse siano effettivamente coinvolte, quali conseguenze siano state stimate e come queste si rifletterebbero sui diversi bacini provinciali».

«C’è poi un’altra distinzione che il presidente dovrebbe chiarire. Un conto è la quantità delle risorse disponibili, un altro è il modo in cui vengono programmate, distribuite e utilizzate. Le inefficienze del servizio non possono essere automaticamente attribuite al federalismo fiscale, così come gli eventuali effetti della riforma non possono essere esclusi senza aver esaminato i dati. Servono numeri confrontabili, non slogan».

Tagliaferri richiama anche il ruolo dell’Assemblea legislativa.

«Se la Giunta ritiene che una disposizione statale possa compromettere il finanziamento di servizi fondamentali, è ragionevole che i consiglieri regionali conoscano i presupposti tecnici di questa valutazione. La Regione non può chiedere trasparenza allo Stato e poi pretendere che l’Assemblea si accontenti delle dichiarazioni del presidente. Il controllo sulle risorse pubbliche non è un’invasione di campo: è una prerogativa dei consiglieri e un diritto dei cittadini».

«Per questo chiediamo di conoscere gli importi dei trasferimenti destinati a essere sostituiti, i criteri di attribuzione contestati, gli eventuali scostamenti stimati per il bilancio regionale e le valutazioni specifiche sul trasporto pubblico locale, con particolare riferimento alla provincia di Piacenza».

«Il confronto tra Stato e Regione può essere anche aspro, ma dovrebbe rimanere fondato su dati verificabili. Se esistono rischi concreti, la Giunta li documenti. Se non sono ancora quantificati, abbia almeno la precisione di dirlo. I cittadini non hanno bisogno di assistere all’ennesima disputa istituzionale senza conoscere ciò che realmente cambia per i loro servizi».

«In conclusione, a De Pascale chiediamo tre cose: quali risorse sarebbero a rischio, quali calcoli lo dimostrerebbero e quali effetti sono previsti per Piacenza. Sono domande semplici, anche se richiedono risposte tecniche. E forse è proprio questa la differenza tra governare attraverso i comunicati e rendere conto delle proprie decisioni».

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